Lectio autem ista quid profuit? 26 Carrai, nel suo commento al sonetto XXXVI (Giovanni Della Casa, Rime, ed. Ideato probabilmente da Guittone d'Arezzo è un sonetto in cui vengono inseriti settenari dopo i versi dispari delle quartine e il primo e il secondo verso delle terzine Si veda quanto Petrarca scrive a proposito della lettera pitagorica: Hic locus est partes ubi se via findit in ambas; Hec nimirum, quanquam ante legissem, non tamen prius intellexi quam expertus sum. dell’intero canzoniere, di cui compendia al tempo stesso le principali tematiche e le più peculiari soluzioni formali. Sonetto 900 Embrace a seamless designer look. tori, ha voluto creare Sonetto, un ori-ginale blend con il nativo Verdicchio e l’internazionale Chardonnay. Inoltre, canzone e sonetto insistono con dolente meraviglia sul passaggio dalla lettura alla vera conoscenza: il primo verso del sonetto lxii («Già lessi, ed or conosco in me») si impernia sulla distinzione fra un passato in cui i testi letterari erano stati fruiti in modo epidermico (per mero diletto o pura erudizione, evidentemente) e un presente in cui l’autore invece finalmente comprende, sperimentandolo sulla propria pelle, il senso profondo di ciò che in precedenza aveva sì letto, ma senza trarne profitto e (come avrebbe detto Machiavelli) farne capitale. ei frema et arda». Come dal caos, infatti, Dio ha saputo “estrarre” la bellezza e l’ordine del mondo, così dai peccati del passato l’uomo può risalire verso il bene. La "coda" non ha una lunghezza definita, si va da tre versi a molte decine; quando la lunghezza si faceva esorbitante il "sonetto" era detto "sonettessa". VI, 1; XXXI, 12; XXXII, 63), ma nell’accezione di ’coraggioso’ oppure di ’libero’; cosicché, , in «Per leggere», 3 (2003), pp. a te, Madonna, miserando orrare.». 98-112 ha buone osservazioni sulla metrica del Casa) sottolinea a p. 99 che l’«aggancio logico-sintattico» fra le terzine caratterizza anche il sonetto XXXVI. «Deo, per qual dignitate V. 6. Over 100,000 English translations of Italian words and phrases. 7-50), LXII (pp. E in qualche modo, in misura più grande di tutto ciò che riguarda il corpo, essa ha partecipato del divino, e il divino è bello, saggio, buono e tutto ciò che è simile a questo. . ] a lxiii 11 digiuno,e mi gravaro al v. 7] / tenne l’alma co’ i sensi ha già tanti anni!». ant. xvi 6-8: «Ma non commosser mai contrari venti / onda di mar, come le nostre menti / con le tempeste sue conturba Amore» (così dice il cuore, dialogando con il poeta); e inoltre xvii 7-8; xxviii 13-14; xli 5-6 («O tempestosa, o torbida procella, / che ’n mar sì crudo la mia vita giri!»). 136-156). . Osservo che lo stesso Boccaccio, a proposito del mito di Esaco, riferisce interpretazioni allegoriche di natura esclusivamente evemeristica, e non filosofico-morale (Genealogie, VI, 32, ed. [. // Or a mirar le grazie tante tue / prendo» (vv. accresciuta, Padova, Liviana, 1974, p. 245, sostiene che una matrice platonica è visibile anche nel sonetto LXIV, dove il tema della seconda quartina «è come un risvegliarsi alla luce in senso platonico, come platonica era stata l’interpretazione allegorica del mito di Glauco», e scrive: «Come non pensare al mito della caverna a proposito di “questa luce / chiara, che ’l mondo agli occhi nostri scopre”?». del Casa anche il sonetto XXIX, 10-11, dove egli proclama che la bellezza della donna da lui amata pareggia quella delle dee del giudizio di Paride). G. , X, 9, a cura di V. Zaccaria, Milano, Mondadori, 1998, vol. 481-539: 534-35) il medesimo Sole scrive che le immagini e i simboli di questi miti «sono già pregni del significato morale che il Casa chiosa in riferimento a se stesso». Lo stesso Casa, in una sua lettera al Gualteruzzi del 18 dicembre 1546, fa riferimento a una primitiva stesura del sonetto XXXVI, in cui le donne erano quattro, aggiungendovisi, ai vv. Ma nel sonetto xxxvi i paragoni mitologici sono di tipo cortigiano e di fattura del tutto tradizionale, tanto che l’intero componimento si configura come la ripresa e la variazione di un tema topico, già recuperato – per ricordare solo due testi tenuti ben presenti dal Casa – in un’ottava del Furioso e in un sonetto di Pietro Bembo (il 133).26 Il sonetto lxii, invece, rivela l’inclinazione a rivivere il mito in una prospettiva drammaticamente soggettiva e autobiografico-morale, sulla scorta della canzone xxiii dei Fragmenta, che ne costituisce il modello diretto: potremmo dire, anzi, che il nostro sonetto è l’equivalente casiano della canzone delle metamorfosi, quasi una sua moderna riproduzione in scala ridotta.27, 13In quella canzone, infatti, Petrarca rappresenta cinque momenti della sua dolorosa vicenda amorosa attraverso altrettante metamorfosi mitologiche desunte da Ovidio, dichiarando di aver vissuto di persona le sconvolgenti esperienze di Dafne, Cicno, Batto, Biblide e Atteone. Si rammenti del resto che la tradizione mitografica (da Fulgenzio a Boccaccio: vd. 265-300: 298-99; si tenga presente che nell’edi-zione petrarchesca curata dal Bembo [1501] la seconda parte dei. 2) il tema dell. io bagno senza posa 4 Per tutti i commentatori danteschi antichi, Glauco è l’uomo che s’indìa; secondo Benvenuto da Imola, ad es., l’erba in virtù della quale Glauco si fa dio è la sacra Scrittura e la sapienza teologica, che permette a Dante di innalzarsi alla contemplazione del paradiso, e sulla sua scia molti altri così intendono, fra cui anche Vellutello (1544) e Varchi (1545). Giosuè Carducci, the famous Italian poet and Nobel Prize winner in 1906, also dedicated a sonnet to Cante Gabrielli. accresciuta, Padova, Liviana, 1974, p. 245, sostiene che una matrice platonica è visibile anche nel sonetto LXIV, dove il tema della seconda quartina «è come un risvegliarsi alla luce in senso platonico, come platonica era stata l’interpretazione allegorica del mito di Glauco», e scrive: «Come non pensare al mito della caverna a proposito di “questa luce / chiara, che ’l mondo agli occhi nostri scopre”?». Vd. » (sono i tre temi delle rime casiane, gli oggetti della sua ricerca: amore, gloria poetica, onori mondani). Ma bisogna guardare, Glaucone, in un, altra direzione. Carraud, Grenoble, Jerôme Millon, 2002, I, p. 226. anche Boezio, De cons. 22 Garigliano, pp. ch'io son maghero anch'io, come lor sanno, . Regal aspetto e piacevol sembiante Per comodità, in queste pagine, la lezione sul son. qui ad es. . ] Inoltre, lo spunto iniziale («Già lessi, ed or conosco») del nostro sonetto tornerà identico nella fronte del lxiv, imperniata sulla medesima contrapposizione tra passato e presente: «Questa vita mortal [...] involto havea fin qui la pura / parte di me nell’atre nubi sue. Questa seconda interpretazione (quella dantesca) sarà poi preferita da Tasso, che commentando i vv. Fra i due momenti, però, c’è anche una successione cronologica e logica: Glauco è l’uomo che si corrompe (rispetto alla sua purezza originaria), e resta nel mare, mentre Esaco è l’uomo che si pente e vorrebbe risalire (vale a dire, purificarsi), ma non riesce nel suo intento. e talora compaiono – come qui – nella medesima lirica: Vd. E vd. , pp. / Quo fugis? Si tratta infatti di due miti che per il Casa alludono al motivo platonico della caduta dell’anima, all’idea dell’uomo, cioè, che perde la sua primitiva perfezione e piomba nell’opacità della materia; due miti, potremmo dire, della “pesantezza” che aggrava, e che toglie all’anima quelle ali di cui parla appunto Platone nel. Si aggiungano poi le dittologie di 2 puro e chiaro, 4 spume e conche, 8 i sensi e l’alma, 11 apre e distende; la paronomasia lessi – lasso (vv. 138-40) spiega come Aristeo debba identificarsi, a norma di etimologia, con la virtù, ed Euridice con la «naturalis concupiscentia» dell’uomo, che trova la morte inseguendo i beni terreni e fuggendo la virtù. 47-56;Quattromani =Sertorio Quattromani, Sposizioni delle rime di monsignor Della Casa, ivi, II, passim; Scarpa, Schede = E. Scarpa, Schede per le “Rime” di Giovanni della Casa, Verona, Fiorini, 2003; Tanturli = G. Tanturli, Introduzione, commento e Nota al testo a Giovanni Della Casa, Rime, Milano-Parma, Fondazione Pietro Bembo-Ugo Guanda Editore, 2001. e soviemmi d’Esaco, che l’ali d’amoroso pallor segnate ancora digiuno per lo cielo apre e distende. By the thirteenth in proposito A. 471-98: 492-93, non esclude invece che l’ordinamento del Chigiano possa essere quello d’autore, e che il Gemini sia intervenuto per assegnare alla raccolta una chiusa “religiosa” più conveniente al clima controriformistico. 127-56: 136, che pone l’accento «sulla presenza invasiva nell’ultima parte delle Rime casiane della metafora ornitologica e sul suo sviluppo rigoglioso lungo la via di variazioni molteplici fino a divenire una vera “metafora ossessiva”» (lo studioso ricorda inoltre i «difettivi sillogismi» che «fanno in basso batter l’ali» di Par. In primo luogo, va detto che i due temi fondamentali del sonetto, caratterizzano l’intero canzoniere, soprattutto nella parte finale (dopo la svolta morale e penitenziale della canzone. a testo si trova a p. 55, l’analisi del sonetto alle pp. III, 29, 63, ma questa sineddoche è diffusa in latino: vd. 39 Tanturli, p. xlvii (e vd. [. 141-63: 155 e 163, cita inoltre l’incipit di Gaspara Stampa «La mia vita è un mar; l’acqua è ’l mio pianto», e alcuni luoghi paralleli di Bernardo Cappello. iii 135-37: «sed scilicet ultima semper / exspectanda dies homini est, dicique beatus / ante obitum nemo supremaque funera debet»). Lo stesso Tanturli (p. 192) parla di «intenzione parodica e polemica sul vero sbocco della ricerca di gloria, anche della gloria poetica», rispetto all’ottimismo del modello oraziano, con conseguente denuncia della vanità della gloria poetica – tema forte dell’ultima parte del canzoniere del Casa – e ripudio del tradizionale umanesimo letterario di matrice petrarchesca. 66-67). 75 A riprova, si può osservare, in conclusione, come nel caso del sonetto lxii (ma anche in altri), l’inelu-dibile esempio petrarchesco fornisse al Casa suggestioni anche di questa natura, se è vero che nella canzone delle metamorfosi i cinque miti risultano asimmetricamente suddivisi in otto stanze, e che, mentre gli ultimi due si esauriscono in una sola stanza (le stanze, rispettivamente, 6e 8), i primi tre vengono distribuiti – con effetto di enjambement logico – a cavallo tra due stanze consecutive (nell’ordine, le stanze 2-3, 3-4e 4-5). I versi sono tutti settenari il 9°, l'11°, il 12° e il 14° sono tronchi. area metaforica del cibo (vd. 163-69; e G. Izzi, Percorsi di Glauco (in margine a un sonetto di Giovanni Della Casa), in Mito e letteratura. 61-89, pp. I due aneddoti sono riferiti da Petrarca per esteso in questo stesso capitolo del De remediis, rispettivamente ai parr. 46-47) di un gusto superficiale per la vacua erudizione mitologica degli autori più peregrini. Cosicché Glauco poteva apparire al Casa una sorta di Adamo punito per il suo «ardito gusto» (, parimenti dovuto alla superbia di voler conseguire l’immortalità e diventare un dio («eritis sicur dii», dice il serpente a Eva nella, D’altronde, la tematica del nostro sonetto è non meno cristiana che platonica: basti rinviare a, 9, 15(«Corpus enim quod corrumpitur aggravat animam, et terrena inhabitatio deprimit sensum multa cogitantem»), ,m. 5, 13-15: «qui recto caelum vultu petis exserisque frontem, / in sublime feras animum quoque, ne gravata pessum / inferior sidat mens corpore celsius levato»). 103-107 elenca gli endecasillabi con accenti di 6ae 7a nelle rime del Casa, fra cui LXII, 4 e 14 (ma si aggiunga anche 11: cioè, si badi bene, sempre in fine di periodo metrico, quartina o terzina).